Integratori Italia: farmacista riferimento per chi consuma regolarmente integratori

Chi consumava integratori prima della pandemia ha aumentato nel 2020 la regolarità di assunzione. La ricerca condotta da Kantar per Integratori Italia

Secondo una recente ricerca condotta da Kantar per Integratori Italia, coloro che consumavano integratori anche prima della pandemia (88%) hanno aumentato nel 2020 la regolarità di assunzione di questi prodotti, in una logica di maggiore attenzione alla prevenzione, ed hanno esteso agli altri membri della famiglia questo comportamento. La ricerca è stata presentata in occasione del convengo dal titolo “Nutrizione in epoca di pandemia: Covid-19 e ruolo dell’integrazione alimentare”, all’interno di FarmacistaPiù.

Farmacista risulta la principale fonte di informazione

L’indagine, nata con l’obiettivo di comprendere come sia cambiato il consumo degli integratori nel corso del 2020, ha evidenziato come i consumatori “abituali” si affidano al parere di farmacisti di cui apprezzano presenza, competenza ed esperienza. Per i nuovi utilizzatori (circa il 12% degli intervistati), il parere dell’esperto rimane fondamentale e il farmacista è la principale fonte di informazione, insieme al medico, che li porta a prediligere il canale d’acquisto offline, permettendogli un contatto diretto con questa figura di riferimento. «Quando si parla di integratori si parla ormai non solo di prodotti che aiutano a mantenere lo stato di salute delle persone in determinati momenti della vita, ma anche vere e proprie risorse per la prevenzione» ha spiegato Alessandro Colombo, vicepresidente di Integratori Italia. «Questa doppia funzione rende l’integratore uno “strumento” importante per la farmacia, perché attraverso la sempre maggior richiesta di salute e benessere a 360° gradi che la popolazione chiede, il farmacista può rafforzare la relazione con il consumatore sia rispondendo alle sue esigenze sulla salute, che promuovendo un counselling mirato alla prevenzione».

Integrazione e fake news

Durante la pandemia il 58% degli intervistati ha dichiarato di assumere integratori per preservare o migliorare lo stato di salute, in particolare come supporto fisico per il sistema immunitario: tuttavia, non sono state poche le fake news, circolate soprattutto online sugli effetti di alcune sostanze. «L’importanza dominante degli interventi di salute pubblica e delle vaccinazioni nel limitare la diffusione e la gravità delle infezioni è fuori discussione; il ruolo di supporto di alcuni integratori alimentari alla funzione del sistema immunitario non va tuttavia trascurato» ha dichiarato Andrea Poli. «Evidenze sufficientemente chiare indicano, per esempio, che un adeguato apporto di vitamina D e C, anche da supplementazione, e l’impiego di specifici botanicals, come l’echinacea e probiotici può svolgere al proposito un interessante ruolo di sostegno».

La farmacia supporto i nuovi bisogni di salute

In conclusione Michele Pellegrini Calace, tesoriere Federfarma nazionale, ha sottolineato che «la farmacia offre, già da molti anni, la possibilità ai cittadini di accedere facilmente a una vasta gamma di prodotti nel campo dell’integrazione alimentare, e questa tendenza è destinata ad aumentare di pari passo con i nuovi e rinnovati bisogni di salute della popolazione»; ed ha aggiunto: «la pandemia ci ha messo di fronte al valore della salute e della cura di sé, una lezione della quale siamo destinati a fare tesoro a lungo, e la farmacia può giocare un ruolo decisivo nel supportare i nuovi bisogni di salute e di benessere dei cittadini su tutto il territorio nazionale».

http://www.farmacista33.it/integratori-italia-farmacista-riferimento-per-chi-consuma-regolarmente-integratori/politica-e-sanita/news–58909.html

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Integratori alimentari e farmacie, insieme si cresce (+4,5% in sei mesi)

Il ruolo della farmacia nella nuova sanità”. Questo il titolo di un incontro (tra i tantissimi) nel corso di Cosmofarma 2021. Sono stati presentati i dati del Barometro Farmacie 2021, ricerca condotta da Doxa Pharma su 400 farmacie, che rende conto dei nuovi valori al centro di questa professione nel periodo post-covid.

 In particolare, ciò che emerge in modo rilevante è la crescita del concetto di farmacia “dei servizi”, che si affianca alla cosiddetta “farmacia del benessere”. Si tratta di un fenomeno che riguarda sia la percezione dei titolari stessi, intervistati nel campione, sia la segmentazione reale delle diverse tipologie di farmacia, che l’indagine di Doxa Pharma del 2021 fotografa soprattutto come il luogo della consulenza e della relazione (26%, + 3% rispetto al 2020) e della capacità di gestione proattiva di numerose categorie merceologiche (24%, + 3% rispetto al 2020). Tra i servizi a cui si orientano maggiormente i farmacisti emergono le attività di diagnosi, controllo e supporto terapeutico, oltre che quelle di formazione professionale.

All’evento ha partecipato anche Alessandro ColomboVicepresidente di Integratori Italia, a conferma del ruolo strategico, per il banco del farmacista, del mercato degli integratori alimentari. Si tratta di un settore ormai fondamentale per il canale farmacia in quanto legato ai concetti di salute, benessere e prevenzione; concetti basilari anche per realizzare quel modello di farmacia, che dall’indagine di Doxa Pharma risulta essere sempre più dominante chiamata “farmacia di relazione”, nella quale, oltre ai servizi citati, viene sviluppata – e sostenuta – una relazione consulenziale diretta con cliente, necessaria per fidelizzarlo sempre di più a questo canale di vendita.

 “Gli integratori rappresentano una categoria importante per il giro d’affari della farmacia ed addirittura eccellente per aiutare il farmacista a sviluppare pienamente la sua professionalità di consulente della salute verso il consumatore, vantaggio che questo canale di vendita presenta rispetto ad altri in cui non c’è la presenza di un operatore”, ha dichiarato Alessandro Colombo.

 Secondo recenti dati di New Line – Ricerche di Mercato, il fatturato del settore degli Integratori in farmacia è aumentato del 4,5% (da gennaio a giugno 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020).

I segmenti che maggiormente stanno contribuendo alla crescita del canale farmacia sono gli integratori connessi al periodo pandemico, quali quelli legati al miglioramento delle funzioni immunitarie, le vitamine e i coadiuvanti del benessere mentale. Dati che testimoniano come “gli integratori, nell’ambito di uno stile di vita sano e corretto, secondo le più recenti linee guida sulla salute, possono essere uno strumento supplementare molto rilevante per realizzare anche in farmacia un modello di “prevenzione” verso numerose condizioni di mancato benessere, modello di cui si parla da anni.

 “Integratori Italia, nell’ambito della propria missione associativa, continuerà a dare supporto ai farmacisti in un percorso che li conduca a rinforzare il loro ruolo di primo presidio territoriale della salute a 360°.” conclude Colombo.

https://www.affaritaliani.it/economia/notizie-aziende/integratori-alimentari-farmacie-insieme-si-cresce-757217.html

Vitamine , sali minerali ed estratti vegetali, l’Abc degli integratori per capire come scegliere

Per dimagrire, per abbronzarsi, ma anche per controllare la pressione e rinforzare il sistema immunitario. Guida all’uso degli integratori alimentari di cui gli italiani sono grandi consumatori

Complice la bella stagione e soprattutto la possibilità di tornare a fare programmi per l’estate, gli italiani pensano a rimettersi in forma e cercano aiuto anche tra gli scaffali delle farmacie per fare scorta di integratori. In base a un’indagine realizzata dalla società di ricerche di mercato Ipsos per conto di VitaVi, azienda specializzata nella vendita online di integratori, nel 2020 il consumo di vitamine, minerali, immunostimolanti e probiotici, è aumentato del 28% mentre i consumatori sono cresciuti del 9% per un giro d’affari complessivo stimato da Federsalus in circa 3,6 miliardi di euro. Secondo lo studio di Ipsos, ben il 65% degli italiani ha acquistato integratori nell’ultimo anno.

Perché li compriamo

Cosa spinge i consumatori a comprare gli integratori? Secondo i dati di una ricerca svolta da Kantar per conto di Integratori Italia, l’associazione italiana di categoria aderente a Confindustria e parte di Unione Italiana Food, il 58% degli intervistati assume integratori per preservare o migliorare lo stato di salute, in particolare come supporto fisico per il sistema immunitario o come aiuto per malesseri legati allo stress, agli stati d’ansia e ai disturbi legati al sonno.

Dove li compriamo

La farmacia e la parafarmacia rimangono il luogo elettivo di acquisto: i consumatori “abituali” si affidano al parere di farmacisti (45%), personale medico generico (36%) e specialista (21%), di cui apprezzano presenza, competenza ed esperienza. Tra questi utilizzatori si è assistito anche ad un aumento di acquirenti online (l’online è un nuovo punto vendita per l’acquisto di integratori per il 20% di chi ha fatto l’ultimo acquisto su piattaforma ecommerce), spinti da una maggiore convenienza, risparmio di tempo e comodità.

Quando servono davvero

Ma sono davvero utili gli integratori o piuttosto una moda? Dilemma antico ma non del tutto risolto perché in fondo non esiste una risposta univoca. Tra gli integratori più amati e acquistati troviamo, al primo posto, i sali minerali e i multivitaminici. Il ministero della Salute ribadisce che una dieta varia ed equilibrata fornisce, in genere, tutte le sostanze nutritive di cui l’organismo ha bisogno. In ogni fascia d’età (in particolare bambini e anziani), in specifiche situazioni fisiologiche (gravidanza e allattamento) o in relazione a specifici trattamenti farmacologici, alcune persone non riescono ad assumere la quantità ottimale di sostanze nutritive. In questi casi, gli integratori alimentari trovano un loro corretto uso. Integratori multivitaminici o specifici? Basti ricordare l’importanza dell’integrazione con acido folico in gravidanza, o il ferro e la vitamina D nei neonati non allattati al seno, o la vitamina B12 nei vegani e lo iodio nella popolazione generale.

“In Italia – spiega Arrigo Cicero, presidente della Società Italiana di Nutraceutica (SINut) – esiste un grande consumo di integratori aspecifici, come per esempio i multivitaminici dall’impiego generico e a volte sottodosati che rappresentano una percentuale ampia del mercato. Poi ci sono integratori specifici, come la vitamina D, il magnesio, la carnitina o il coenzima Q10: si tratta di prodotti focalizzati su una singola patologia o su condizioni da prevenire e dunque sono più specifici. Proprio per questo devono essere consigliati dal medico o dal farmacista, ma non autoprescritti”, conclude Cicero.

Assunzioni prolungate

L’efficacia dell’integratore dipende anche dalle quantità. “È importante la durata del consumo. Assumere una scatola di integratori per la circolazione venosa, piuttosto che per la protezione della retina o il controllo del colesterolo è inutile perché si tratta di problemi cronici che richiedono un’assunzione prolungata”, risponde Cicero. Cosa succede se li assumiamo senza averne davvero bisogno? “Assolutamente nulla”, chiarisce l’esperto. “Le regole ministeriali sono tali per cui la massima dosa consentita non è tossica. Potrebbe esserci soltanto un leggero sovraccarico vitaminico che, però, non provoca effetti collaterali”.

No all’acquisto sul web

Attenzione, però, se l’integratore viene autoprescritto e acquistato online: “A volte il consumatore si lascia attrarre da prodotti che contengono una singola vitamina a dosaggi elevati, ma è sbagliato acquistarli da soli perché in questi casi si rischia di non sapere bene cosa e quanto principio stiamo assumendo”, raccomanda Cicero. Le stesse raccomandazioni arrivano anche da Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e supervisore scientifico della Fondazione Umberto Veronesi: “Soprattutto i ragazzi che si allenano molto devono evitare di cadere nella rete degli integratori e dei supplementi. Non che gli integratori non vadano bene: spesso sono necessari, quando è presente una carenza di un nutriente, oppure utili, se possono dare una mano per migliorare l’efficienza del metabolismo o del recupero post allenamento. Il rischio si presenta quando vengono assunti senza criterio e magari anche acquistati su siti internet non soggetti ai controlli della Comunità Europea”.

Integratori di Omega 3

Tra i vari integratori in commercio, gli acidi grassi Omega 3 sono molto popolari. Il loro effetto favorevole sulla salute cardiovascolare è noto da tempo e comprovato da molti studi e ricerche. Come indicato anche dalla European Food Safety Authority (Efsa), questi acidi grassi sono fondamentali per il normale sviluppo di organi e tessuti (in particolare retina, cervello e cuore) e per il loro corretto funzionamento. La letteratura scientifica in tema di omega 3 documenta che il loro uso (sia alimentare, sia come integratore) risulta utile per mantenere uno stato di benessere e salute e può ridurre alcuni fattori di rischio di malattie cardiovascolari.

Il rischio di fibrillazione atriale

Di recente proprio gli integratori di Omega 3 sono stati molto ‘chiacchierati’ perché da uno studio italiano pubblicato su European Heart Journal – Cardiovascular Pharmacotherapy, emergeva la possibilità che potessero aumentare la probabilità di aritmia nelle persone con alti livelli di trigliceridi. In proposito è arrivata anche la posizione di Integratori Italia, l’associazione italiana di categoria aderente a Confindustria e che fa parte di Unione Italiana Food secondo cui la ricerca citata ha analizzato e combinato i risultati di cinque studi di intervento randomizzati e controllati su circa 50.000 pazienti totali ad alto rischio (25.000 trattati con omega-3 e 25.000 trattati con il placebo). Si è osservato un eccesso di 179 casi di fibrillazione atriale tra 25.000 soggetti trattati per una media 5,7 anni. Il rischio assoluto, quindi, è quantificabile in poco più di un caso in eccesso di fibrillazione atriale ogni 1.000 soggetti trattati per un anno. Per questo, si ritiene che non esistano ad oggi elementi per ritenere che l’aumento del rischio di fibrillazione atriale possa riguardare anche le persone sane che utilizzano integratori di omega-3.

Nutricosmetica solare

Questo è il momento ideale per iniziare a pensare all’abbronzatura con la fotoprotezione intelligente e la nutricosmetica solare che rappresentano il modo migliore per preparare e proteggere la pelle dall’interno contro i danni che il sole può causare. In genere, vengono consigliati integratori a base di vitamine, minerali ed estratti vegetali che mirano ad agire in sinergia con la dieta e i prodotti cosmetici tradizionali di fotoprotezione. Tra i principi attivi, oltre alla classica vitamina E, troviamo la Microalga Dunaliella, una fonte di carotenoidi che favoriscono la produzione di melanina, fondamentale per ottenere un’abbronzatura perfetta ed uniforme; il licopene estratto dal pomodoro con azione antiossidante che aiuta a proteggere la pelle dagli effetti dei raggi UV; e il rame che ha un ruolo chiave nella pigmentazione normale della pelle e contribuisce ad un’abbronzatura uniforme e duratura. Quando vanno presi? “Non all’ultimo momento, ma almeno 3 o 4 settimane prima dell’esposizione prolungata per poi proseguire durante tutta la stagione”, risponde Cicero.

Diuretici e disintossicanti per dimagrire

La voglia di conquistare una bella abbronzatura va di pari passo con quella di perdere i chili di troppo. E così si cerca l’aiuto di integratori con azione diuretica e depurativa. In commercio si trovano prodotti che contengono carciofo, equiseto, fico d’India, cardo mariano e matè, ma tra i più richiesti ci sono quelli all’aloe vera, pianta succulenta delle Aloeaceae. Servono davvero? Proprio di recente, un gruppo di ricercatori dell’Università di Sidney ha passato in rassegna 121 studi condotti coinvolgendo nell’arco di 16 anni quasi diecimila adulti per valutare l’efficacia del ricorso a integratori (in pillole, in polvere o liquidi) a base di chitosano, glucomannano, acido linoleico coniugato e fruttani. Anche se alcuni studi hanno evidenziato una perdita di peso tra chi assumeva una di queste sostanze, nel confronto con un placebo, i risultati sono insufficienti per dimostrare un beneficio a lungo termine per la salute. Una posizione ribadita anche dall’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui “il ricorso a tali prodotti per il trattamento di sovrappeso e obesità non è supportato da prove di efficacia clinica”. Gli stimolanti del metabolismo ‘illegali’ A ribadire questa posizione è anche il presidente della Sinut: “Sono anni che le vendite di integratori dimagranti continuano a diminuire. Questo vuol dire che non funzionano o meglio il loro utilizzo non è adeguato. Il consumatore cerca una panacea che lo faccia dimagrire senza fare dieta e attività fisica mentre tutti gli studi dimostrano che alcuni integratori funzionano solo su chi è a dieta”. In realtà, in commercio si trovano alcuni prodotti che stimolano il metabolismo ma che non sono del tutto innocui come, ad esempio, l’efedrina. Strutturalmente simile all’amfetamina di cui rappresenta il naturale precursore, l’efedrina viene utilizzata per migliorare la concentrazione, ma anche per sopprimere l’appetito e favorire il dimagrimento, ma dal 2015 ai medici è vietato prescrivere preparazioni magistrali contenenti efedrina a scopo dimagrante, e ai farmacisti di eseguire queste preparazioni per lo stesso scopo. Le fibre solubili e gli antiossidanti anti-fame E allora: non ci sono integratori che possano aiutare a perdere peso? “Gli unici prodotti che hanno un razionale scientifico – risponde il presidente della Sinut – sono le fibre solubili perché danno una sensazione di riempimento gastrico e poi alcuni blandi stimolanti del metabolismo come l’epigallocatechina gallato e la caffeina che possono aiutare soprattutto chi è un mangiatore compulsivo per i quali sono indicati anche gli integratori che agiscono a livello del sistema nervoso centrale, dai banali ansiolitici come la valeriana e il luppolo a prodotti come il 5-idrossitriptofano, precursore della serotonina, che modulano le sensazioni di ansia e stress. Anche il magnesio è associato a una lievissima perdita di peso. Si tratta comunque di integratori che non vanno presi per pochi giorni ma vanno inseriti in un discorso globale di dieta e attività fisica”.

Gli integratori per la pressione arteriosa

Chi soffre di ipertensione arteriosa prova a tenerla sotto controllo anche con gli integratori. “Come già ampiamente dimostrato nel caso dell’ipercolesterolemia, oggi gli integratori alimentari rappresentano un’arma in più a disposizione degli specialisti anche per la riduzione del rischio cardiovascolare correlato alle prime manifestazioni di ipertensione arteriosa”, spiega il presidente della Sinut. “Barbabietola rossa, vitamina C, magnesio, ortosifon, biancospino e ibisco sono tra i principali componenti con efficacia dimostrata nel contrastare i primi segnali dell’ipertensione”. Questi nutrienti hanno dimostrato di ridurre i valori di pressione arteriosa in media dai 2 ai 5 mm, con un impatto diretto sulla prevenzione del rischio cardiovascolare associato all’ipertensione. Vitamina D e Coronavirus Covid-19 ha contribuito a far aumentare l’interesse e la vendita di alcune categorie di prodotti che prima non erano così popolari come gli immunostimolanti e gli antidepressivi. Funzionano? “Alcuni sì”, risponde Cicero. “Al di là della questione mediatica, già prima del Coronavirus sapevamo che la vitamina D svolge un’azione immunostimolante e può ridurre il rischio di infezioni respiratorie. Inoltre, quando abbiamo identificato i soggetti che avevo risposto peggio al Covid, abbiamo rilevato che spesso trattandosi di anziani avevamo tendenzialmente un quadro di scadimento nutrizionale con un deficit di vitamina D”.

Rinforzare il sistema immunitario

Non solo: alcuni studi hanno dimostrato che l’ottimizzazione dei livelli ematici di vitamina D spesso si associava ad una migliore prognosi tra i pazienti ricoverati per Covid19. “Purtroppo, durante la prima fase della pandemia gli anziani messi peggio non si potevano recuperare con gli integratori ma serviva il farmaco con dosaggi più elevati di vitamina D”, spiega Cicero. “Ma è probabile che, dalla seconda ondata in poi, una supplementazione a pioggia di vitamina D sulla popolazione generale avrebbe potuto proteggere il sistema immunitario, meglio se basata sui livelli rilevati nel sangue per tarare al meglio il dosaggio che dovrebbe essere di 1000 Unità al giorno e per i più carenti anche 2.000”. E chi assume integratori per prepararsi al vaccino anti-Covid o evitare eventuali effetti collaterali fa bene? “Non c’è nessun integratore che riesca a prevenire eventuali effetti collaterali dei vaccini. È inutile anche bombardarsi con immunostimolanti perché nessuno sa quanto tempo prima bisognerebbe assumerli e per quanto tempo bisognerebbe continuare”.

In gravidanza

Una delle fasi della vita durante la quale si prendono integratori è per la donna quella della gravidanza. “L’unico integratore che viene sempre e comunque prescritto in gravidanza, anche se l’alimentazione è impeccabile, è quello di acido folico, fondamentale nella sintesi del Dna e dell’Rna”, spiega Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e supervisore scientifico della Fondazione Umberto Veronesi. “Nelle prime settimane di gestazione si hanno gli importantissimi passaggi che permettono all’ovocita fecondato di diventare embrione, tra cui la costituzione di tre ‘fogli’ separati di cellule che daranno origine alle varie componenti del corpo. Il foglietto più esterno, l’ectoderma, formerà le strutture di rivestimento come la pelle e quelle nervose. La parte che darà origine a cervello e midollo spinale prende il nome di tubo neurale. Una carenza di acido folico è stata associata a un aumento delle malformazioni del tubo neurale, che possono portare conseguenze molto gravi per il feto”. Integratori per gli intolleranti Tra coloro che possono effettivamente aver bisogno di questi prodotti ci sono gli intolleranti al lattosio. Per loro che non riescono a digerire il lattosio sono molto utili gli integratori di lattasi per concedersi uno strappo alla regola o quando non sono sicuri di ciò che si accingono a mangiare. Come specifica l’Associazione Aili, questi integratori possono contenere la lattasi sotto forma di betagalattosidasi oppure lattasi ottenuta da batteri lattici, muffe e lieviti (ad esempio il più comune è Aspergyllus). Generalmente l’enzima deve essere assunto tra 5 e 30 minuti prima del pasto contenente lattosio. La durata d’azione è soggettiva, dipende dal proprio tempo di svuotamento gastrico che a sua volta dipende da vari fattori come se il cibo è solido o liquido, dalla combinazione degli alimenti, dal tipo di alimento se ricco di grassi o di zuccheri o di carboidrati, dalla propria velocità di masticazione, dall’acidità di stomaco e dalla motilità intestinale ecc.

https://www.repubblica.it/salute/2021/06/13/news/integratori_scelta_vitamine_sali_minerali-304830432/

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INTEGRATORI ALIMENTARI: sei italiani su dieci li usano in chiave preventiva

È quanto emerge da una ricerca commissionata da Integratori Italia. Tra i principali temi indagati, l’effetto della pandemia sui consumi del comparto e le caratteristiche del consumatore tipo.

Una ricerca commissionata da Integratori Italia, l’associazione italiana di categoria aderente a Confindustria e parte di Unione Italiana Food, ha analizzato come sia cambiato il consumo degli integratori nel corso del 2020, anche a seguito dell’impatto della pandemia e delle restrizioni ai movimenti. Analizziamo e commentiamo i risultati più interessanti emersi dall’indagine con il  presidente dell’associazione Alessandro Golinelli.

Come è nata l’idea della ricerca Kantar e quali obiettivi si è posta?
Eravamo curiosi di indagare come e se la diffusione del Covid-19 avesse avuto un impatto sul comsuportamento d’acquisto dei consumatori di integratori alimentari. Per farlo, abbiamo commissionato a Kantar una ricerca che avesse proprio questo obiettivo. Sono 1000 le persone che all’inizio di quest’anno si sono rese disponibili a rispondere alle nostre domande, permettendoci di  fotografare l’attuale situazione italiana.

Quali sono i punti più salienti che emergono sui consumatori di integratori?
Innanzitutto, l’analisi evidenzia come la preoccupazione sanitaria abbia portato a un cambiamento nelle modalità di acquisto e a una maggiore attenzione alla salute. Dei nostri intervistati, l’88% consumava integratori anche prima della pandemia. Il restante 12% è stato definito new comers, ovvero persone che non li avevano mai assunti prima. Questo porta a un dato interessante: 1 italiano su 10 è entrato nel mondo degli integratori alimentari in questo particolare periodo. La ricerca ci ha permesso, inoltre, di individuare il motivo per cui sono stati principalmente acquistati integratori durante la pandemia: in ottica di prevenzione (58%) o come rimedio a disturbi (42%). Più nello specifico, le tre principali ragioni di utilizzo sono state: contrastare il senso di stanchezza, rafforzare le difese immunitarie e sentirsi più in forma. I dati raccolti ci hanno permesso, infine, di confrontare la situazione attuale con il periodo pre-Covid. Tra coloro che già acquistavano prima della pandemia, infatti, è aumentata la regolarità di assunzione e l’utilizzo di integratori più in una logica di prevenzione, facendo maggiore attenzione alla salute dei propri familiari. Per quanto riguarda il canale d’acquisto, l’e-commerce sembra aver conquistato molti consumatori, i quali si sono dichiarati propensi a mantenere questa abitudine anche in futuro.

Quanto è evoluto il livello di conoscenza e attenzione dei consumatori nei confronti degli integratori?
L’acquisto degli integratori è un momento pianificato per l’86% dei nostri intervistati. Promozione e presenza di un promoter,  infatti, non sembrano avere un ruolo rilevante nell’intercettare lo shopper che non ha già pianificato l’acquisto. La fotografia dei consumatori che emerge da questa ricerca è chiara. Si tratta soprattutto di acquirenti responsabili, che percepiscono gli integratori come complementari a una corretta alimentazione e non come sostituti a uno stile di vita equilibrato. La pandemia ha certamente puntato i riflettori sul tema salute, che si è confermato in un consumo consapevole degli integratori.

Quali sono le leve che spingono all’acquisto?
Convenienza, comodità e risparmio di tempo sono chiaramente i principali driver di scelta dell’e-commerce e del canale GDO. Presenza, competenza ed esperienza del personale, al contrario, contraddistinguono farmacie e parafarmacie.

https://reader.paperlit.com/read/prj_5c6d8b35a35bf/pub_5c6d8b35b9167/

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Integratori, come è cambiato il consumo degli italiani

Integratori Italia, l’associazione italiana di categoria aderente a Confindustria e parte di Unione Italiana Food, presenta i risultati, raccolti tra la fine di gennaio e inizio febbraio 2021, della ricerca commissionata a Kantar, nata con l’obiettivo di comprendere come sia cambiato il consumo degli integratori nel corso del 2020. L’analisi sull’impatto del Covid-19 evidenzia come la preoccupazione sanitaria abbia portato a un cambiamento nelle modalità di acquisto ed a una maggiore attenzione alla salute.

La maggioranza dei consumatori assume integratori per preservare o migliorare lo stato di salute, in particolare come supporto per il sistema immunitario o come aiuto per malesseri legati allo stress, agli stati d’ansia e ai disturbi legati al sonno. I consumatori si dimostrano attenti agli ingredienti dei prodotti che acquistano e leggono con attenzione l’etichetta.

Coloro che consumavano integratori anche prima della pandemia (l’88%) mostrano una maggiore consapevolezza e attenzione alla propria salute, che si traduce principalmente in un aumento della regolarità di assunzione, in una maggiore prevenzione e nell’estensione agli altri membri della famiglia di questo comportamento.

La salute e, soprattutto, un’alimentazione sana ed equilibrata sono due punti cardine nello stile di vita dei consumatori di integratori. Il 12% delle persone intervistate si è dichiarato new comer, ovvero nuovo al mondo degli integratori. Coerentemente con la diffusa preoccupazione per la salute, la maggior parte dei new comer utilizza integratori in ottica preventiva, da un lato contro l’insorgere di disturbi (39%), dall’altro per rafforzare le difese immunitarie (sia proprie che dei famigliari – 38%). A causa delle limitazioni imposte dalla pandemia, nel corso del 2020 si è registrato un incremento di disturbi quali stress, ansia e peggioramento della qualità del sonno. Per risolverli, il 36% degli intervistati ha dichiarato di aver fatto ricorso ad integratori.

La farmacia rimane il luogo elettivo di acquisto: i consumatori “abituali” si affidano al parere di farmacisti di cui apprezzano presenza, competenza ed esperienza. Anche per i nuovi user, il parere dell’esperto rimane fondamentale. Il farmacista è la principale fonte di informazione che li porta a prediligere il canale d’acquisto offline, permettendogli un contatto diretto con questa figura di riferimento.

https://www.federfarma.it/Edicola/Filodiretto/VediNotizia.aspx?id=22617&titolo=Integratori,-come-e-cambiato-il-consumo-degli-italiani

Omega 3 e salute cardiovascolare, Integratori Italia: effetto favorevole in soggetti sani

Integratori Italia: non esistono a oggi elementi per ritenere che l’aumento del rischio di fibrillazione atriale possa riguardare anche le persone sane che assumono Omega-3

Con un paper dedicato, Integratori Italia, l’associazione italiana di categoria aderente a Confindustria e che fa parte di Unione Italiana Food, risponde alla notizia circolata nelle testate generaliste, affermando che “non esistono a oggi elementi per ritenere che l’aumento del rischio di fibrillazione atriale possa riguardare anche le persone sane che utilizzano integratori di omega-3”.

Integratori Italia: le valutazioni sul rischio

Nella notizia circolata è stato richiamato unao studio italiano, pubblicato su European Heart Journal – Cardiovascular Pharmacotherapy, che, si legge nel comunicato di Integratori Italia, “ha analizzato e combinato i risultati di cinque studi di intervento randomizzati e controllati su circa 50.000 pazienti totali ad alto rischio (25.000 trattati con omega-3 e 25.000 trattati con il placebo)”. Il rischio di aumento di fibrillazione atriale, sottolinea l’associazione, “è risultato basso, in termini assoluti: l’effetto osservato e documentato dai ricercatori è un aumento del 37% del rischio di sviluppare fibrillazione atriale durante il trattamento con omega-3. Si è osservato un eccesso di 179 casi di fibrillazione atriale tra 25.000 soggetti trattati per una media 5,7 anni. Il rischio assoluto, pertanto, è quantificabile in poco più di un caso in eccesso di fibrillazione atriale ogni 1.000 soggetti trattati per un anno”. Inoltre “tale eccesso di rischio va considerato dal medico nel definire il rapporto rischio-beneficio del trattamento farmacologico con omega-3 in pazienti ad alto rischio con le caratteristiche di quelli studiati in questa metanalisi: va sottolineato infatti che circa il 70% dei pazienti osservati risultava diabetico, ed una quota significativa era in prevenzione secondaria, avendo già subito un infarto o un evento cardiovascolare. L’eccesso di rischio di sviluppo di una fibrillazione atriale dovrà in altre parole essere valutato dal medico in relazione ai benefici attesi (sulla trigliceridemia, o sull’aggregazione piastrinica, o ancora sul rischio di aritmie ventricolari, che vengono invece ridotte da questi farmaci, come ricordano gli stessi autori)”.

L’effetto favorevole degli acidi grassi omega 3 comprovato

Secondo Integratori Italia “non esistono ad oggi elementi per ritenere che l’aumento del rischio di fibrillazione atriale possa riguardare anche le persone sane che utilizzano integratori di omega-3. L’impiego di questi integratori, nella popolazione sana (in prevenzione primaria) punta, infatti, a sfruttare gli effetti fisiologici degli omega-3 stessi, per esempio laddove l’apporto di questi acidi grassi con la dieta (derivano soprattutto dal pesce grasso) sia per vari motivi inadeguato, e non quelli di tipo terapeutico ottenibili impiegando farmaci specifici”. “L’effetto favorevole degli acidi grassi omega 3 sulla salute cardiovascolare è noto da tempo e comprovato da un numero considerevole di studi e ricerche. Come indicato anche da alcune valutazioni espresse da EFSA (European Food Safety Authority), questi acidi grassi sono fondamentali per il normale sviluppo di organi e tessuti (in particolare retina, cervello e cuore) e per il loro corretto funzionamento. La letteratura scientifica in tema di omega 3 documenta che il loro uso (sia alimentare, sia come integratore) risulta utile per mantenere uno stato di benessere e salute e può ridurre alcuni fattori di rischio di malattie cardiovascolari”.

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Integratori: mercato altalenante nel 2020

Tra le motivazioni principali vi sono le restrizioni ai movimenti delle persone. Di contro, hanno subìto una forte accelerazione le vendite online. A tal proposito, il ruolo del farmacista come consulente di salute è l’unica variabile competitiva davvero vincente

Il mercato degli integratori alimentari in Italia muove un fatturato annuale di circa tre miliardi di euro sul canale di vendita farmacia, che corrisponde ancora al 92% del totale farmacia+GDO. Secondo analisi recenti si tratta di un mercato vivo, complessivamente stabile, che segna un incremento dello 0,3% a valore calcolato da gennaio a novembre 2020. Da una recente indagine Doxafarma realizzata sui diversi modelli di farmacia in Italia, segmentati per proattività e diversificazione merceologica, la voce integratori alimentari figura al secondo posto per importanza in tutte le tipologie di farmacia individuate nello studio, subito dopo i farmaci OTC. Dalla farmacia tradizionale a quella specializzata nel consiglio, dalla farmacia di cooperativa strategica a quella che ha aderito al modello drugstore, per tutte gli integratori alimentari rappresentano un segmento rilevante e irrinunciabile.

Un anno tra alti e bassi

Le dinamiche di vendita quest’anno hanno subito sorti più che mai altalenanti, dovute soprattutto a variabili di traffico pesantemente modificate dalle restrizioni ai movimenti delle persone legate ai lockdown che si sono susseguiti a partire da marzo. A spiegarlo è Simone Nucci, direttore commerciale di New Line, società ricerche di mercato. Dai dati raccolti dalle 10.000 farmacie collaboranti, è emerso che all’inizio del primo periodo di chiusura le persone si sono affrettate a fare scorte dei prodotti in uso o che ritenevano utile avere in casa. Subito dopo però c’è stata una flessione a doppia cifra degli acquisti. Gli ingressi in farmacia sono calati nel periodo da marzo a giugno di 30 persone su una media giornaliera di 200. Nei mesi estivi si è verificata una ripresa del mercato per arrivare a mesi di agosto e settembre abbastanza allineati all’anno precedente. In generale, hanno subito una flessione nelle vendite le farmacie grandi, situate vicino a zone di uffici o scuole che sono rimasti vuoti e hanno incrementato gli affari le piccole farmacie di quartiere.

Il ricorso alla rete e come competere

In contemporanea con l’obbligo di rimanere a casa e svolgere qui molte attività lavorative e di studio, la maggior parte della popolazione ha approfondito le proprie conoscenze tecnologiche e ha imparato a fare molte cose tramite la rete. Questo fenomeno ha dato un’accelerazione fortissima all’acquisto online, accorciando di cinque anni il processo progressivo che già era in atto e che i canali online stavano realizzando, aumentando via via le unità vendute e sviluppando i propri fatturati. «L’online è ormai diventato un canale di riferimento» spiega Alessandro Colombo, vicepresidente di Integratori Italia, l’associazione di Confindustria che rappresenta gli interessi del settore degli integratori in Italia. «Per evitare che il ricorso al digitale si consolidi, il ruolo del farmacista come consulente di salute è l’unica variabile competitiva davvero vincente. È la specifica rilevanza professionale che permette di costruire una relazione con il cliente, continuativa e consulenziale, anche prima e dopo l’ingresso in farmacia» aggiunge. La consulenza, infatti, si può ampliare nel tempo e nello spazio, sfruttando le potenzialità dei canali digitali e social. Il farmacista si può porre di nuovo al centro della sanità del territorio con un ruolo imprenditoriale rinnovato e vincente, in un momento storico in cui il cittadino incontra difficoltà a interagire con altri operatori della salute, compreso il proprio medico di medicina generale. «L’integratore alimentare rappresenta lo strumento ideale per costruire una farmacia “di relazione”, lavorando con il consiglio, con il cross selling e con tutto ciò che l’integratore consente al farmacista di realizzare all’interno del proprio punto vendita» conclude Alessandro Colombo.

https://www.farmacianews.it/integratori-mercato-altalenante-nel-2020/

Integratori alimentari: aprono alla relazione di consulenza in farmacia

In un quadro generale della farmacia in cui si registrano cali nelle vendite a causa dell’emergenza, gli integratori alimentari hanno una crescita del 6,3% e su questi prodotti si può sviluppare la consulenza del farmacista

Le vendite degli integratori alimentari hanno visto in questi mesi di pandemia numeri in crescita, soprattutto in alcune categorie. Se da una parte, il +34% di questi prodotti nel canale e-commerce può spaventare la farmacia, dall’altra è proprio su questa categoria che si può sviluppare la consulenza e il consiglio del farmacista. Questo quanto emerso nell’incontro virtuale dal titolo “Gli Integratori alimentari nell’attuale scenario: perché sono una categoria importante per la farmacia e la salute del cittadino” organizzato da Union Food, e svoltosi durante il congresso FarmacistaPiù.

Una review scientifica

Il lavoro di Integratori Italia, gruppo di Union Food dedicato agli integratori alimentari, dal 2006 si è concentrato sulla corretta informazione e la partenership con i farmacisti. Lo ha fatto anche attraverso una serie di pubblicazioni. In particolare, la “Review sull’integrazione alimentare: evidenze dalla ricerca scientifica e nuove frontiere di sviluppo, realizzato per Integratori Italia” di cui è uscita nel 2019 la versione aggiornata, pubblicata da Edra, con le ultimi studi ed evidenze. Sempre nel 2019 sono state pubblicate le Linee Guida sulla qualità degli integratori alimentari. Del 2017, invece, il Codice deontologico degli associati, che sottolinea in particolare la corretta comunicazione al consumatore. «Sta emergendo chiaramente che la figura del farmacista è l’unica variabile competitiva vincente, non solo verso la moderna distribuzione, ma oggi anche verso l’online» ha spiegato Alessandro Colombo, vicepresidente Integratori Italia «la specifica rilevanza professionale permette di costruire una relazione con il cliente, continuativa e consulenziale, anche prima e dopo l’ingresso in farmacia, ad esempio utilizzando i nuovi canali digitali e social».

In crescita vitamine e integratori per l’insonnia

Dal punto di vista delle vendite di integratori in farmacia, da gennaio a settembre 2020, si registra una crescita: «in un quadro generale della farmacia in cui si registra un calo del traffico nel punto vendita da inizio anno a causa della situazione di emergenza sanitaria, con un numero di pezzi medio di scontrini di -7,3%, ma con un +7,3% di euro per scontrino medio, gli integratori registrano un +6,3%», Simone Nucci, responsabile commerciale di Newline, Ricerche di mercato. Nel dettaglio dei dati Newline sul fatturato per macrocategorie di integratori alimentari, troviamo le “vitamine e minerali” che registrano un generale +3,2%, con una domanda in crescita non solo durante il lockdown, ma anche nei mesi successivi, mentre quelli per le ‘vie respiratorie’ aumentano di un +4,8%, infine i prodotti per il “benessere mentale e riposo” crescendo del 10%, dato generato da nuovi consumatori, effetto della preoccupazione crescente per il futuro. In calo, con un -1,5% i probiotici.

Il ruolo dei probiotici

«L’intestino è l’organo centrale del sistema immunitario e il microbiota è partner del sistema immunitario intestinale» ha spiegato Lorenzo Morelli, direttore Distas, Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e Cremona «in particolare è stato dimostrato che il sistema immunitario dell’intestino è collegato a tutte le mucose dell’organismo, come quelle nasali e polmonari» inoltre, «i probiotici sono da considerare come regolatori del microbiota intestinale e dunque del sistema immunitario, ma i benefici per la salute sono da considerare ceppo specifici» pertanto «è importante che il farmacista conosca il tipo di integratore da consigliare per il problema da risolvere». Il termine “probiotico”, etimologia che è un misto tra il latino pro, e il greco biotico (della vita), è un termine usato per indicare batteri con azione benefica per la salute; questa definizione ha subito, a partire dagli anni Sessanta, una lunga serie di variazioni e ha oggi raggiunto, nel mondo scientifico ma anche in quello regolatorio, una consolidata stabilità: “organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute all’ospite”. Il probiotico si caratterizza quindi come parola antitetica ad antibiotico, non solo etimologicamente, ma anche come concetto, ma con alcuni punti fermi: devono essere microrganismi vivi e vitali al momento dell’uso; devono essere assunti in quantità adeguata; il loro uso deve portare beneficio per la salute o il benessere.

Chiara Romeo

http://www.farmacista33.it/integratori-alimentari-aprono-alla-relazione-di-consulenza-in-farmacia-/pianeta-farmaco/news–55367.html

iFarma

Gli integratori alimentari nell’era Covid-19

Integratori Italia si pone quale partner attivo dei farmacisti, nel fornire loro strumenti e supporto che siano d’aiuto per una comunicazione corretta al pubblico, con l’obiettivo di innalzare sempre più la qualità e l’utilizzo consapevole di questi prodotti

Nel corso di Farmacista Più 2020, il congresso annuale dei farmacisti italiani che quest’anno si è svolto in edizione digitale a causa della pandemia di Covid-19, uno dei temi affrontati è stato quello dell’integrazione alimentare, al convegno “Gli integratori alimentari nell’attuale scenario: perché sono una categoria importante per la farmacia e la salute del cittadino”.
Alessandro Colombo, vicepresidente di Integratori Italia, l’associazione di categoria che fa parte di Unione italiana food e rappresenta il mondo dell’integrazione alimentare in Italia, nell’introdurre i lavori ha evidenziato come Integratori Italia si ponga quale partner attivo dei professionisti della salute, tra cui i farmacisti, nel fornire loro strumenti e supporto che siano d’aiuto, ogni giorno, per una comunicazione corretta al pubblico, con l’obiettivo di innalzare sempre più la qualità e l’utilizzo consapevole degli integratori.
È toccato poi a Simone Nucci, direttore commerciale di New Line, società di ricerche di mercato, entrare nello specifico del mondo degli integratori, dopo aver tracciato un quadro generale della farmacia che, in uno scenario mutevole come l’attuale, fa registrare una flessione del fatturato (-2,9 per cento, dato consolidato a settembre) a fronte di un calo a confezioni dell’1,9 per cento e un’evidente riduzione del traffico (una media di -30 ingressi in farmacia sui 200 che tendenzialmente si registrano nel corso della giornata). Riduzione che a sua volta ha comportato anche un calo nel numero medio di scontrini per mese (4.570 a settembre 2020 / -7,3 per cento), compensato però dalla spesa media per scontrino (27,11 € / +7,3 per cento) a sua volta legata anche a un aumento del numero medio di pezzi, sempre per scontrino (2,73 / +8,2 per cento).

I numeri del comparto

Per quanto riguarda questo comparto, Nucci spiega come il totale del fatturato abbia fatto registrare un -1,2 per cento, accanto a un -2,5 per cento delle confezioni (dati Ydt). Trend negativi per quasi tutte le macrocategorie (con in testa i probiotici: fatturato -8,5 per cento, confezioni -10,8 per cento). Fanno però eccezione le vitamine (+40,1 per cento di fatturato a settembre, a fronte di un +45,8 per cento di confezioni), gli immunostimolanti (+48,5 per cento di fatturato e +50,7 per cento a confezioni, con un’impennata della richiesta a settembre in occasione della ripartenza delle attività lavorative e scolastiche: +97,7 per cento di fatturato e +93,4 per cento a confezioni) e i prodotti per il riposo notturno e i calmanti (+25,9 per cento di fatturato e +21,2 a confezioni).

I lanci

Il loro numero non si discosta molto da quello dello scorso anno (2.063 nel 2020 vs. 2.052 nel 2019 vs) ma colpisce il calo dell’impatto di fatturato dei medesimi (82.194 milioni di euro nel 2020 vs. 96.945 milioni nel 2019), con un peso percentuale sul totale di fatturato del 3,3 per cento rispetto al 3,9 del 2019. Di contro, in termini di numero di lanci, alcuni mercati hanno fatto registrare un notevole fermento: quasi triplicato (220 vs. 77 del 2019) quello delle funzioni immunitarie, con un fatturato che da 2.039 milioni di euro è cresciuto a 8.083 milioni, e il relativo contributo che dal 2,1 per cento è passato al 9,8. Le vitamine raggiungono 147 lanci vs. i 43 del 2019, 3.736 milioni di euro di fatturato vs. 1.212 del 2019 e 4,5 per cento del fatturato vs. 1,3 del 2019.

Gli altri canali

Parafarmacia, Gdo e on line, che unitamente alla farmacia gestiscono il mercato integratori, nei primi nove mesi dell’anno fanno registrare un fatturato complessivo di 2.809 milioni di euro.
Nello specifico delle vendite on line, gli integratori realizzano mediamente, su base Ydt, il 6,7 per cento come quota di mercato (4,1 nel 2019) e un trend di crescita del 72,3 per cento (+40,4 nel 2019), a fronte di un fatturato di 174,9 milioni di euro (138,7 nel 2019).

Il ruolo dei probiotici

In conclusione, di convegno Lorenzo Morelli, direttore Distas, Università cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e Cremona, ha messo in evidenza il ruolo dei probiotici quale supporto delle difese immunitarie, chiarendo che esistono solide basi, sia sul piano scientifico sia dal punto di vista normativo e regolatorio, che ne confermano l’importanza come regolatori del microbiota e quindi del sistema immunitario stesso.

http://www.ifarma.net/gli-integratori-alimentari-nellera-covid-19/